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Scende la pioggia... che si fa?

E’ bastato il ticchettio di qualche goccia sul terrazzo e qualche tuono in lontananza per spingere a cambiarmi repentinamente per godermi finalmente un meritato temporale primaverile. Forse la più bella corsa fatta da inizio anno. Sudore e pioggia che si sono mescolate in una corsa rilassante, fresca, solitaria, rigenerante. Profumi che hanno ridato linfa al resto della giornata.

E’ inimmaginabile l’energia che può sprigionare un temporale. Soprattutto in primavera. Gocce grosse e pesanti che colpiscono testa e viso come fossero grandine, che inzuppano i vestiti nel giro di pochi secondi, che schizzano a terra trasformando l’asfalto in un unico specchio da attraversare. Il ritmo del passo accompagnato dal costante rombare del cielo. E un’atmosfera cupa e sorda che sembra rallentare ogni movimento sempre di più, sempre più piano, fino a quando ogni cosa rimane alle spalle, come dimenticata, passata, finita. Fino a quando un piccolo e flebile raggio di luce attraversa le nuvole...

Quando sono uscito in maglia e pantaloncini ho sperato che non fosse solo un’illusione passeggera, che quelle nuvole grigie e cariche non si allontanassero troppo in fretta. Ed è bastato correre qualche centinaio di metri per ritrovarmi subito nel bel mezzo del più forte temporale primaverile di queste ultime settimane. E’ bastato qualche minuto perché le scarpe fossero zuppe di pioggia, perché la strada diventasse impraticabile per la maggior parte di pedoni e ciclisti, perché maglia e pantaloncini aderissero al corpo come risucchiate da ogni poro della pelle. E’ stato in quel momento che tutto è cambiato.

Mi sono ritrovato solo sull’alzaia deserta con il temporale alle spalle che mi stava inseguendo. L’unica mia paura è stata che potesse iniziare a grandinare da un momento all’altro, ma così non è stato. Il rumore dei tuoni ha dettato il ritmo alle gambe, mentre il sudore è scomparso dalla pelle lasciando spazio ad una continua cascata d’acqua. Il ticchettio costante della pioggia mi ha accompagnato ad ogni passo, svuotando mente e corpo da stress, pensieri, problemi. 

La campagna martesana è apparsa immobile, ferma come in un dipinto. Statica come se mi trovassi su un rullo e potessi continuare ad attraversarla all'infinito. Profumo di asfalto bagnato che si è mischiato al fresco odore di fango e erba. Le chiome degli alberi unite in più punti hanno fatto da scudo alla forte pioggia, regalandomi improvvisati passaggi sotto a tunnel d’acqua nebulizzata. 

Ho sentito sulla pelle gli sguardi di anatre e uccelli accovacciati lungo l’argine del Naviglio ed è bastato un sorriso e un solo cenno d’intesa con l’unico runner incrociato su tutta l’alzaia. Un sorriso diverso, raggiante. Il sorriso di chi sa di essere nel posto giusto nel momento giusto. Quell’attimo in cui correre è l’unico modo per poter capire (godere di) un mondo diverso.