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Una Wings for Life World Run mondiale

Tutte le volte penso di aver raggiunto l'apice, che non possa esserci ancora qualcosa di più emozionante. Soddisfacente. Esaltante. Eppure c'è sempre qualcosa di nuovo. Qualcosa di diverso e inaspettato che rende ogni esperienza unica. Irripetibile. Ed è forse proprio questo il bello. Che non si può programmare come essere felici. Come non si può programmare dove arrivare. Solo decidere di partire.

Ho provato ad essere al nastro di partenza e poi correre finchè le forze hanno tenuto. Ho provato ad essere dietro le transenne e soffrire potendo solo battere le mani. Ho provato, questa volta, ad essere nel mezzo e vivere tutto da una nuova prospettiva. Ed è stato bello. Avrei voluto correre, si. Ma sarei anche voluto essere dove sono stato. Dietro le quinte per tanti mesi, a pensare, programmare, progettare, discutere, pensare, lavorare. Con l'adrenalina che sale man mano che il momento si avvicina, contando i giorni, le ore. Con la voglia di esserci sempre, senza andare mai via. Senza smettere. E vivere tutto fino in fondo, senza risparmiarsi. Come se le gambe che fanno fatica a correre fossero le mie. Come se chilometro dopo chilometro la vittoria fosse un po' anche mia. Urlando fino a far svanire la voce e alzando le braccia in cielo come sotto il traguardo. Questa è stata la mia Wings for Life World Run.

Chiara mi ha detto che guardandomi, domenica mattina, nei minuti che hanno preceduto il via, mi ha visto sereno, felice. Forse anche un po' teso. Ma mi sentivo a casa. Nel mio mondo. Forse un po' perchè si è creato un legame strano con la Wings for Life World Run che mi ha stregato da subito quando l'ho conosciuta. Ma mi sono reso conto che è vero. Vedere le facce felici di chi si preparava alla corsa, senza la tensione pre-gara soffusa di tante altre occasioni, senitre l'aria (calda) di festa di una città diversa, pregustare quel trionfo sperato quasi novanta chilometri più avanti, è stata la mia vittoria. Perchè ci credevo. Ci ho sempre creduto. Fin dal primo momento in cui mi hanno chiesto di provare ancora una volta a far diventare grande Milano. E, per quanto ho visto e sentito, ci siamo riusciti.


Wings for Life World Run 2016, la gara. Grazie ad Antonio Capasso per le fotografie.

Sono state tante le sfumature che hanno reso unica questa Wings for Life World Run. Ho provato a spiegarle in questi mesi invitando tutti ad esserci. Non solo per correre, ma per vivere un evento che va al di là della gara in sè. Primo per l'aspetto benefico in favore della rierca sulle lesioni al midollo spinale. Banale, ma vero. Poi a chi corre, che pensa che possa essere una gara di secondo piano. Niente di più sbagliato. Mi sono messo in gioco in prima persona, mettendoci la faccia e credendoci fino in fondo. Leggere i commenti di questi ultimi giorni dopo che tutto è finito è uno dei regali più belli che mi potessero fare. Perchè in tanti hanno davvero capito, vivendolo, di cosa parlavo.

Più che altro io non pensavo che potesse essere così faticoso e coinvolgente farlo da dietro le quinte. Invece essere lì in prima linea per cercare di fare in modo che tutto andasse sempre per il verso giusto è stato emozionante allo stesso modo di correre. Preparare il percorso nei minimi dettagli e pensarlo da subito per il record mondiale. Nessuno ci credeva. Almeno quanto me. Forse neanche Re Giorgio quando lo ha visto in anteprima ancora mesi fa. Pensare a come coinvolgere più persone possibili promuovendo l'evento, cercando di farne capire l'essenza. Trovare lo stimolo giusto. Organizzare il contorno, pensando a quello che nelle precedenti edizioni era andato storto. Ristori, navette, spostamenti, pacers, i bikers da accompagnamento. E i più piccoli dettagli, dal bicchiere di carta alla bottiglietta. Ore, e-mail, tabelle, telefonate, svanite in un attimo nel momento in cui tutto il mondo è partito contemporaneamente cercando di arrivare il più lontano possibile rincorso da una catcher car.

Io non sono durato a lungo seduto sul sedile dell'auto apripista. Un occhio davanti per controllare il percorso, un occhio dietro per cercare i top-runners tra il groviglio di moto in accompagnamento. Il tempo di uscire dal polverone di Parco Sempione e mi sono accomodato sul finestrino per poter avere il maggior controllo possibile sulla situazione. E mi sono ritrovato nella condizione opposta a quella immaginata, rincorso su un'auto da quasi quattromila runners assetati di chilometri. Gli stessi incontrati nel lungo week-end che ha accompagnato la Wings for Life World Run. Avrei voluto che i giorni precedenti la gara durassero all'infinito, per non smettere di respirare quell'aria festosa che ha riempito il Parco Sempione. Sorrisi, telefonate, saluti, chiacchiere, fotografie. Ed ogni tassello che è sembrato entrare sempre nel posto giusto a completare un puzzle appena comprato.


Wings for Life World Run 2016, la partenza. Grazie ad Antonio Capasso per le fotografie.

Non ho potuto vivere le retrovie della gara, ma so, da tutti i commenti letti, dalle e-mail ricevute, dai feedback ascoltati che tutto è andato per il verso giusto. Ho immaginato la marea di maglie gialle che ha invaso piano piano le strade di Milano sfilando tra i palzzi e alzando il polverone nei parchi. Il sole ha reso tutto più vivo, anche se il caldo dei primi quindici chilometri ha sicuramente dato fastidio. Ma senza sudore non ci sarebbe stato gusto. Io ho aperto la strada, controllando ogni minima defezione, salutando i volontari emozionati per l'arrivo dei primi, aiutando i vigili nelle loro decisioni, scendendo dalla macchina per sbloccare traffico e incolonnamenti improvvisi, come successo poco prima dell'entrata al Parco Ravizza. Ma se nessuno si è accorto di niente, vuol dire che anche il mio lavoro, e di chi mi ha aiutato, è andato per il verso giusto. Adrenalina che non ha mai smesso di scorrere nelle vene come se la gara fosse mia.

Questo racconta Francesco, bikers nelle retrovie: « (...) Per il resto abbiamo visto un'umanità meravigliosa, mentre correndo dietro al primo, forse ce la saremmo persa. Abbiamo visto gente "correre" con la gamba ingessata, pur di non perdersi la gara, gente in sedia a rotelle che ha fatto dei chilometraggi e dei tempi irraggiungibili per molti dei "normali", gente che spingeva le carrozzine, persino una bambina che ha seguito il papà con la biciclettina, anziani signori e signore che davano la birra ai più giovani, gente spossata che aspettava l'arrivo dell'auto come una liberazione. Abbiamo aiutato persone, fermandoci, tornando indietro, dirigendo il traffico, dando indicazioni, spingendola la gente fin sui marciapiedi nei punti più stretti... abbiamo anche dovuto calmare qualche milanese inferocito dal blocco del traffico, ma molto più spesso ci siamo presi applausi e ringraziamenti! Che dire: più che un servizio di scorta è stato un meraviglioso tuffo in mezzo ad un sacco di gente con tanti problemi e obiettivi diversi, uniti da un unico scopo. Ed è stato meraviglioso, come ti ho detto; credo sia veramente una corsa unica al mondo dove hai la possibilità di incontrare e vedere davvero tutti: da quelli che camminano in ultima fila, fino al campione del mondo».

E vedere Re Giorgio comandare la gara dal primo metro mi ha fatto capire quali fossero le sue intenzioni. Sapevo che avrebbe superato il muro degli 80 Km, posizionati volutamente nel pieno centro di Pavia per dargli la giusta carica in mezzo alle due ali di pubblico che lo hanno visto passare quasi increduli. Speravo che arrivasse agli 85 Km, contando su un tracciato lineare e veloce anche se non in discesa come visto in tante altre nazioni. A lui non serve. Sognavo i 90 Km sul Ponte della Becca, che pochi conoscono e che avrebbe lasciato il mondo sbalordito ed a bocca aperta. Ma ci ha pensato comunque lui a farlo, con la sua cavalcata trionfale, seguito dallo sguardo impietrito dai tifosi in Piazza Cannone, dalle sirene delle moto dei vigili strette intorno alla sua corsa, dalle mie grida incessanti che si sono perse metro dopo metro insieme alla voce, da quando piano piano Pavia si è avvicinata lungo il Naviglio. Gli avversari hanno provato a tenergli testa, lasciando a lui il passo (3' 43" al chilometro!) e allontanandosi, uno alla volta, come nella miglior fuga del Giro d'Italia. Gli ultimi trenta chilometri in solitaria, scortato come il presidente degli Stati Uniti nella sua corsetta mattutina, in mezzo al verde della campagna pavese. Tutto perfetto, come lo avevo sognato in questi mesi ogni volta che ho ripercorso i cento chilometri di tracciato su google-map, in bici, a piedi o in auto. E senza dimenticare il record italiano femminile della manifestazione stabilito dalla prima donna, Katia Figini. Entusiasta dell'invito. Entusiasta della corsa. Entusiasta dei suoi 51 Km (e 11° posto assoluto a Milano).


Wings for Life World Run 2016, bikers, pacer e amici. Grazie ad Antonio Capasso per le fotografie.

Un lavoro di squadra che ha dato il risultato che tutti sognavano. Perchè è inutile negare che tutti hanno sempre sperato che Re Giorgio diventasse l'imperatore di questa Wings for Life World Run. E' bastato dargli una chance. Per cui grazie davvero a tutti quelli che ci sono stati. A tutti quelli che si sono iscritti e hanno fatto il primo grande passo per far diventare questa manifestazione ancora più bella. Perchè sono certo che il prossimo anno lo sarà ancora di più. Grazie a Marco e Vittorio, che prima di tutti hanno creduto in me. Grazie a Massimo che mi ha scelto. Grazie a Red Bull che mi ha regalato l'opportunità di essere parte viva della loro manifestazione. Grazie ai bikers che hanno fatto il lavoro sporco nel migliore dei modi. Grazie ai Friends Running che hanno svolto egregiamente il lavoro da pacers-animatori-accompagnatori-casinisti come solo loro sanno fare. Grazie a chi ha tenuto alto il nome dei Corro Ergo Sum Runners. Grazie a tutti i volontari, i vigili e le varie associazioni posizionate sul percorso senza i quali nessuna manifestazione sarebbe possibile. E grazie ancora a Re Giorgio per aver fatto diventare il suo sogno quello di tutti noi. Ci vediamo il 7 maggio 2017 a Milano. Ancora una volta per correre per chi non può.