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Premio Fairplay

C'è sempre una prima volta per tutto. Anche quella di in cui ti stai giocando il primo posto sul filo dei secondi ma il destino decide di tirarti un brutto scherzo, arrivando primo sul traguardo ma avendo sbagliato strada. Le scelte allora sono due: far finta di nulla sperando che nessuno ti abbia visto o fare il mea (sua) culpa e comunicarlo subito ai giudici. A noi piace correre. Vincere è solo uno stimolo in più. 

Premio FairplayUno dei dubbi che ho avuto ieri appena iniziato a correre la mia frazione è stato sulle difficoltà di trovare la strada giusta tra continui cambi di direzioni sui sentieri di campagna e le salite impervie del Parco del Curone. Ma una volta sul tracciato, e dopo aver anche chiesto delucidazioni a Chiara, mi ero tranquillizzato. Ma alla fine i miei dubbi, purtroppo, si sono materializzati. Grand Prix di Pagnano, ossia una mezza maratona a staffetta in squadra con Christopher e Chiara, ai piedi dei colli di Montevecchia, che ci vedrà nuovamente in gara solo tra due settimane. Un percorso tanto duro quanto bello. E un'organizzazione (quasi) impeccabile. Una gara sicuramente da riprovare, ma studiandosi bene il percorso. 

Quasi cento le squadre al via. Con noi anche Tommaso, in veste di involontario spettatore questa volta. Per cui a Chiara la prima frazione, seconda a Christopher e terza a me, per alternarci con calma al babysitteraggio. E anche buona come strategia, con la nostra donna subito in gioco, e noi ad inseguire le posizioni di chi ha invece deciso di partire più forte. La difficoltà in occasioni come queste, è riconoscere i propri avversari. Facile individuare subito le squadre femminili o maschili, un po' meno quelle miste. Ed infatti abbiamo dovuto aspettare l'ultima frazione per vedere con i nostri occhi chi ci stesse davvero precedendo. 

Chiara, nonostante il periodo di forma non smagliante, è partita subito bene, lasciando scappare la ragazza del trio tutto al femminile (e comunque irraggiungibile) e mantenendosi al comando di un piccolo gruppetto di donne. Quando l'ho vista scomparire tra le campagne di Pagnano mi è sembrata in ottima forma. Ed infatti è stata la seconda a tagliare il traguardo appena dopo 31'. Christopher si è subito buttato alla rincorsa dell'unica squadra mista che siamo riusciti a riconoscere nel frattempo, superandola ma rientrando comunque in seconda posizione (29'), con un chilometro circa ancora di svantaggio dai nostri diretti avversari, la squadra 71, che però si sono giocati la loro donna in ultima frazione. La mia. Da quando sono partito ho avuto in mente un unico obiettivo. Una ragazza in divisa nera con i capelli lunghi. Primi chilometri corsi con calma (sempre che un 3' 38" tra salite e discese possa essere partire con calma), per cercare di dare il massimo nel finale. Facendo due conti al volo con il vantaggio da recuperare, ho ipotizzato di giocarmi il podio proprio negli ultimi minuti di frazione.

La differenza tra la frazione di Chiara e quella mia e di Christopher è stata tutta nella compagnia. Noi, io soprattutto, ho corso praticamente sempre da solo. Dopo aver recuperato due frazionisti nettamente più lenti di me nel primo chilometro, ho avuto la strada completamente libera, con due difficoltà: seguire scrupolosamente le indicazioni date dai cartelli gialli e dal personale lungo la strada e cercare di interpretare bene salite e discese per non essere né troppo lento né troppo veloce. Devo dire che questi mesi di preparazione in cui ho corso a sensazione sono stati nettamente di aiuto. Ho controllato il ritmo solo a gara finita e sono contento di come sia andata, da questo punto di vista. 4' 03" di media su un percorso così difficile e accidentato non me lo sarei aspettato. Un po' meno quello che è successo invece dal punto di vista dell'orientamento. 

Devo dire che per i primi quattro chilometri dubbi sulla strada da seguire non ne ho mai avuti. Tante frecce lungo il percorso, tante balise appese ad alberi e cartelli, tanto personale disposto lungo tutto il percorso. O quasi. Appena dopo il quarto chilometro, forse la salita più impegnativa di tutto il tracciato. Cinquanta metri davvero impegnativi, faticosi da correre, con l'ultimo tratto di sentiero disegnato a gradini. Ma superato abbastanza agevolmente. Punto di ristoro che non ho utilizzato in cima al piccolo strappetto e poi subito una strada asfaltata. Destra o sinistra? Salita o discesa? Nessun cartello. Nessuno del personale. Nessuna balisa nelle vicinanze. Ed ho preso la strada più naturale. Sempre a destra e giù per la discesa. La cosa che mi ha fatto subito strano è non trovare indicazioni per i successivi cinquecento metri. Ma essendo su una strada asfaltata e senza bivi ho pensato fosse normale. Invece, appena giunto al primo incrocio, ho visto scendere altri concorrenti da una strada limitrofa. Ed ho subito capito. Non avrebbe avuto senso ritornare indietro, percorrendo un chilometro in più di chiunque altro, per di più in salita. Ho proseguito sul percorso, ormai demotivato (il ritmo infatti è decisamente sceso). 


Qualche momento del Grand Prix di Pagnano: foto di gruppo (1 e 4) e il momento dei due cambi (2 e 3).

Ho scoperto di aver guadagnato quasi un chilometro al successivo intermedio, dove il mio Garmin Fenix 5X ha segnato cinque chilometri, mentre il cartello dell'organizzazione diceva già sei. E nei minuti seguenti ho solo pensato a cosa fare. Tornare indietro ormai non rientrava più tra le possibilità. Per cui, o far finta di nulla o spiegare all'arrivo quanto successo. E così ho fatto. 

Appena tagliato il traguardo non ho neanche avuto la voglia di festeggiare. Chiara e Christopher, che mi aspettavano dopo cinque minuti, sono venuti a salutarmi ed ho spiegato subito loro cos'era successo. Poi è stata la volta dei giudici e degli organizzatori. Che sono rimasti abbastanza distratti finché non ho chiarito che ci stavamo giocando la prima posizione tra le squadre miste. Nel frattempo la nostra avversaria è arrivata festeggiando con la sua squadra la vittoria finale. E guardando il cronometro, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente per loro. O forse no. Non lo sapremo mai.

Quello che invece mi è premuto subito capire è come abbia potuto sbagliare direzione. La cosa che mi dispiace maggiormente, soprattutto per i mie compagni, è che la colpa non è stata nostra (mia). L'addetto che sarebbe dovuto essere sul percorso al mio passaggio non c'era. Come i cartelli (che io comunque avrei posizionato). Sarebbe bastato un cenno di chi si trovava al ristoro per prendere la direzione corretta. E invece nulla. Per cui un primo (o secondo) posto sfumato e la squalifica del team Corro Ergo Sum Runners. Ciò che ci ha fatto piacere è stato comunque ricevere le scuse dall'organizzazione per la loro mancanza e un premio FairPlay di consolazione per la nostra mancata classifica. Non varrà come un primo posto, ma vale come dimostrazione di quello che siamo. Runners. Amici. Ci siamo divertiti ed è quello che conta. La delusione del momento è comunque passata. Ed abbiamo guadagnato quello che per molti è solo utopia. L'onestà di poter dire abbiamo sbagliato. Nella nostra personale classifica siamo comunque primi. Ed in questa nessun altro ci può battere.