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Chilometri che pesano

Pesa più un chilometro d'asfalto o un chilometro di sterrato? Interpretazione runneristica di un vecchio indovinello-trabocchetto. Ma al contrario di quella che è la verità parlando di chilogrammi, un chilometro, può pesare più di un altro pur essendo lungo uguale. E proprio in questi giorni me ne sono accorto. 

Chilometri che pesano Sono stato dubbioso di come programmare le prossime settimane, soprattutto partendo da quella attuale. In calendario ci sono due trail lunghi, Monza-Montevecchia il prossimo week-end e Cortina-Dobbiaco il successivo. Non avessi deciso di improvvisare anche un diecimila tra quattro giorni alla PoliMi Run tutto sarebbe stato più semplice. Ma avrei poi rimpianto di non aver provato i dieci chilometri anche in questa prima parte dell'anno, quando ancora il caldo non è eccessivo (anche se negli ultimi giorni la colonnina di mercurio è salita un po' troppo oltre l'accettabile). Per cui necessità di recuperare la fatica lavorativa delle scorse settimane, unita all'obbligo di aumentare il chilometraggio per fine mese, ma con anche il dovere di non arrivare sovraccaricato a domenica. Un ingarbugliamento di obiettivi difficile da sbrogliare. Anche se ci ho provato.

Domenica ho allungato per avvicinarmi ai trenta chilometri di fine mese. Ultima occasione possibile. Anche se poi il vero lungo in vista della Cortina-Dobbiaco diventerà per forza di cose la MoMot che correrò in coppia con Chiara sette giorni prima. Un azzardo, ma tant'è. Venticinque chilometri che si sono fatti poi però sentire in questi giorni. Per l'occasione ci siamo suddivisi la mattinata per stare con Tommaso a turno ed a me è toccato il primo. Fortunatamente. Quando sono uscito l'aria, nonostante l'umidità, è rimasta ancora fresca per almeno un'oretta. Il necessario per arrivare sul Naviglio e ritornare verso casa. Ho improvvisato un nuovo giro avendo addocchiato il giorno prima un nuovo tratto di ciclabile lungo il Canale Villoresi. L'idea è stata subito della di unire Villoresi e Martesana in un unico giro. Ad occhio ho calcolato i chilometri e ci ho provato.

Ho imboccato la ciclo-pedonale lungo il Canale Villoresi tra Gessate e Cambiago, andando controcorrente, verso Monza (dove sarebbe bello che la strada potesse arrivare davvero e non solo sulle cartine ciclistiche). Una lunga striscia di asfalto che non si è interrotta fino a Carugate. Niente traffico e la sola compagnia del gracchiare delle rane. Passo decisamente improvvisato, senza nessuna pretesa. Fortunatamente conoscendo un po' la zona, quando la ciclabile si è trasformata in sentiero, sono riuscito ad orientarmi arrivando esattamente dove volevo, prendendo la deviazione per il centro paese in direzione Naviglio. Circa al decimo chilometro. Seguendo ancora ciclabili e passaggi pedonali sono arrivato sulla Martesana all'altezza di Cernusco sul Naviglio senza il pericolo di dover correre lungo strade trafficate o dover attraversare incroci pericolosi. Certo, avere un passaggio pedonale continuo e ben attrezzato sarebbe meglio, ma anche così non è stato poi così male. Con anche la possibile variante di allungare su altre strade e aggiungere eventuali chilometri per altri allenamenti.

Una volta arrivato lungo la Martesana la difficoltà più grossa è stata quella di ritornare verso casa, col sole a picco sulla testa, poca ombra e due sole fontanelle per i dieci chilometri restanti. La disabitudine alle distanze più lunghe delle ultime settimane si è fatta sentire, anche se un sorso di acqua fresca ha rinvigorito sia gambe che testa. E il ritmo non è diminuito come avevo temuto. Ma uscita che ho decisamente pagato nei giorni a seguire.

Il resto della settimana è (stato) obbligatoriamente di scarico, anche se martedì avrei voluto inserire la solita seduta di ripetute (fartlek) brevi. Ma l'allenamento di lunedì mi ha fatto cambiare subito idea. Stanchezza, fatica, gambe pesantissime. Ho corso a sensazione per soli dieci chilometri, ma è stato come essere nei minuti finali della maratona. Nessun dolore muscolare, ma sensazione di non riuscire a staccare i piedi da terra. E non ho forzato, ascoltando semplicemente gli input del fisico che hanno fatto il passo. Era da tanto che non mi sentivo così stanco. Un'andata e ritorno lungo il Naviglio che mi è sembrata infinita. Ma già il giorno dopo le gambe sono state meglio. E come farò nei prossimi due giorni (sempre che riesca a trovare un buco tra i mille impegni che sembrano duplicarsi appositamente durante la notte per complicarmi le cose) pochi chilometri solo per ritrovare il ritmo domenica alla corsa degli ottomila del Politecnico di Milano. Spero che anche il giorno di riposo a metà settimana dia i suoi benefici. Non nego che mi piacerebbe fare bene. E le sorprese sono quelle che amo di più.