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32 Km tra Canale Villoresi e Naviglio Martesana

Un lungo per allenare anche la mente oltre le gambe. Perché correre da soli per più di trenta chilometri, cercando di aumentare il ritmo nella seconda parte, è sicuramente più allenante che farlo in gara sospinti da una mano invisibile che ti trascina verso il traguardo. Non ci sono ristori, non c'è pubblico, non c'è qualcuno con cui svagare la testa. Solo un corso d'acqua in cui specchiarsii e provare ancora una volta a battersi. 

32 Km tra Canale Villoresi e Naviglio Martesana

Quello appena passato è stato uno dei pochi week-end trascorsi a casa, lontano dalle gare e dalle grande manifestazioni. Niente Venice Marathon (evito commenti - qui - su quanto accaduto in gara domenica), niente Rotary Marathon, niente tapasciate, niente corse in compagnia. Niente di niente. E, vista la possibilità di scegliere quando correre, anche un lungo diverso, corso al sabato mattina invece della più usuale domenica. Tutto per evitare l'ennesima ricaduta influenzale, vista la pioggia (ma quale pioggia poi?) prevista per il finale del week-end. 

Ho riflettuto molto su quale potesse essere la migliore soluzione per trovare 32 Km lungo la Martesana, cercando di evitare il solito avanti-e-indietro lungo la ciclabile che segue il Naviglio. Scartata l'idea di fare il criceto in qualche circuito (al Ginestrino o all'Idroscalo) ho preferito ripropormi il percorso già testato a fine estate seguendo prima il Canale Villoresi in direzione Monza, per poi ritornare lungo il Naviglio verso casa. Con la necessità però di allungare di qualche chilometro il tracciato. Ma soprattutto di cercare di trovare passaggi il meno possibile complessi per provare a mantenere una certa regolarità nel passo. Quello che al momento mi manca.

Il vantaggio di essere solo è stato quello, finalmente, di riuscire a partire con calma. La tabella ha previsto prima sedici chilometri a ritmo facile, che ho corso completamente a sensazione, adattandomi di volta in volta ai tratti del percorso, e poi altri sedici chilometri a ritmo maratona (idealmente a 4') nei quali la fatica è fuoriuscita piano piano. Ma inesorabilmente.

Una cosa l'ho capita. Al momento (e comincio a credere che sarà così anche più avanti) non sono in grado di sopportare un ritmo gara che mi permetta di provare un nuovo personale alla Firenze Marathon. Provare a partire a quattro minuti al chilometro sarebbe un suicidio premeditato. Magari le cose cambieranno tra un mese (anche se dubito), ma meglio fare subito i conti con la realtà. Due anni e mezzo fa, era stato il lungo alla staffetta dell'Unesco City Marathon insieme a Franco (ripetute 2x8000 a 3' 50" con recupero di 1x8000 a 4' 10"), due settimane prima della maratona, a farmi capire che stavo bene e che ci avrei potuto provare. Vedremo cosa succederà ad un mese da oggi dopo il lunghissimo, questa volta, alla New York City Marathon.

La prima parte di percorso lungo il Canale Villoresi è stato piacevole, anche se ho sentito da subito le gambe stanche. Controllato per sicurezza il cronometro, ho notato di essere ben più lento di quanto sperassi. Ma passare lungo strade che non frequento spesso mi ha distratto. Il vantaggio di sfruttare le ciclabili che corrono al fianco dei canali è notevole. Al di là dell'assenza di curve (un buon allenamento per la mente anche in questo caso), è la totale lontananza del traffico ad essere d'aiuto. Correre lontano dal resto del mondo, incrociando solo di rado qualche altro runner in allenamento. Ho seguito il Villoresi fino al punto in cui il sentiero si è fatto più ostico, improvvisando poi una svolta su strade di paese secondarie, ritrovandomi esattamente dove avrei voluto per la parte di percorso attraverso le vie di città. 

La cosa bella è stato avere sempre una pista ciclabile a disposizione (e dove non c'è stata, un buon passaggio sul marciapiede). Sono sceso (letteralmente) verso il Naviglio attraversando prima Carugate e poi Cernusco, allungando la strada più che ho potuto, cercando di ricordare le strade da me conosciute. E non ancora arrivato sulla ciclabile è arrivato anche il momento di aumentare il passo. Non ci ho nemmeno provato a scendere ad un passo di 4', accontentandomi di spingere con la giusta forza che mi avrebbe consentito di chiudere anche i secondi sedici chilometri. Le gambe hanno girato, ma la fatica è arrivata presto. 

Sensazioni però migliorate non appena ho messo piede lungo la Martesana. Trovarmi lungo l'alzaia mi ha dato un senso di famigliarità e di sicurezza che non mi sarei aspettato. Ho approfittato subito della prima fontanella incontrata per l'unico ristoro della mattinata ed ho ripreso subito il ritorno verso casa. Tantissimi i runner incrociati o superati. Non avrei mai immaginato di trovarne così in gran numero il sabato mattina. Mi ha fatto piacere e ha distratto la testa dal solo pensiero del ritmo. 

Non ho mai controllato la velocità, sapendo di essere attorno ai 4' 10" al chilometro, consapevole anche del leggero falsopiano che si incontra risalendo il Naviglio. Mi sono preoccupato più di conteggiare i chilometri rimanenti, sapendo che la strada che mi separava dal mio arrivo era di qualche chilometro più corta di quella che mi sarebbe servita. Nonostante i primi chilometri allungati tra le vie di Gessate, la distanza non è stata sufficiente per completare un solo unico giro di trentadue chilometri. Ho iniziato a valutare le alternative per non ritrovarmi a correre nuovamente in paese i chilometri finali, ma senza troppe alternative. L'unica deviazione improvvisata, a Gorgonzola, mi ha fatto guadagnare un chilometro, troppo poco per quanto mi sarebbe servito. E quello che non avrei voluto, alla fine si è presentato. 

Parlare di salita mi sembra eccessivo, ma i venti metri di dislivello che si hanno attraversando Gessate da sud a nord, mi sono sembrati in quel momento come i tornanti di salita allo Stelvio. Dal ventottesimo chilometro circa, e per tutti quattro chilometri finali, la fatica è notevolmente aumentata, con i crampi ai soliti flessori a fare capolino. Ho stretto i denti, ma inevitabilmente il ritmo è calato. Ho solo contato i metri che mi sarebbero mancati al momento di fermarsi, senza nemmeno regalarmi qualche centinaio di metri in più per arrivare vicino a casa. Una sofferenza decisamente maggiore di quello che avrei potuto immaginare. 

Non posso e non voglio giudicare ancora il lavoro fin qui fatto. 2h 21' sono decisamente più di quello che avrei voluto e pensato, ma in ogni corsa ci sono sempre tanti fattori che vanno considerati. E le somme le voglio tirare sono alla fine, in quella Piazza del Duomo di Firenze da cui partire e in cui arrivare. A braccia alzate o meno non lo so ancora. So solo che non sarò solo. Con Chiara poco dietro a fare la sua gara e due angeli custodi tra i Corro Ergo Sum Runners, Gabriele e Federico (più tanti altri amici), che potrebbero fare davvero la differenza. Adesso mi godo il viaggio, tra sudore e fatica, ma con quella insana voglia di correre che ti può dare solo la maratona. 

Se volete vedere tutti i miei allenamenti in preparazione della Firenze Marathon, seguite il profilo Corro Ergo Sum su Strava o Garmin Connect... #corriconme.