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Nike Free Run

Corsa come scusa. Come gioco. Come momento per stare insieme. Alla fine poi è quello che si cerca sempre. Al di là della prestazione. La Nike Free Run, corsa a squadre organizzata ieri sera a Milano dal team Nike, è stato questo. Un momento ludico, magari atleticamente non performante, ma comunque sentito e vissuto da chi c'era. E con la possibilittà di provare le nuove (e le vecchie) nate di casa Nike.

Musica, tanti ragazzi giovani, facce vecchie e nuove. Mi trovo al Nike Stadium insieme al Runner's World Challenge team con Vittorio, Marco, Magda, Erica, Silvia. Chiara invece cerca i suoi nuovi sconosciuti compagni. A me basta esserci. Il bello è tutto qui. Pensare solo a divertirsi. Per una sera ho abbandonato le tabelle di Fulvio. Al ritrovo in Arena Civica c'è un po' di confusione per la consegna dei vari pacchi-squadra con le maglie. Noi siamo già pronti con le nostre Nike Free fosforescenti. Cerchiamo di capire cosa succederà tra una chiacchiera e l'altra. Certo l'Arena è affascinante. Con il tramonto e il buio che arriva piano piano, le luci dello stadio esaltano le gradinate e gli archi di entrata. Corricchiamo sulla pista per scaldarci mentre la temperatura scende. Verso le 21 la prima fase: sfida delle cape-squadra sui 60 m. Unica variante un piccolo paracadute legato sulla schiena. Ma Magda, quando è il suo turno, sembra non averlo. Poi il via per tutti. Si corre in gruppo, a cronometro, in Parco Sempione. Quattro check-point da fare in sequenza nel minor tempo possibile, liberi di scegliere strade e percorsi. Free Your Run, dice il pay-off sulle magliette. Le nostre donne fanno il passo, noi dietro ad inseguirle. Correre in gruppo vuol dire correre insieme. Vuol dire per una volta non guardare il cronometro, voltarsi per vedere d'essere sempre uniti. Passiamo all'acquario, nel piazzale del cannone, alla Triennale, al ponte delle sirene e poi ritorniamo in Arena. Il parco è quasi deserto, tutto per noi. Le piccole luci che ci vengono consegnate ad uno dei check-point illuminano i sentieri bui. Nonostante tutto il sudore cala dalla fronte. Il fiato è corto più per le chiacchiere che per la fatica. All'arrivo ci aspetta un lungo bancone da bar con acqua, birra e succhi di frutta. Tramezzini per riempire il buco lasciato dalla cena. Siamo tutti insieme man mano che le squadre arrivano, aspettando solo che venga eletta quella vincente. Aspettando poi la prossima volta.