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Cariparma Running (Parma) [A2]

"Il maratoneta non è un essere umano usuale: è uno che non cerca scorciatoie per arrivare dove sa di voler arrivare". La citazione è del mio caro amico Tito, il mio mito. Oggi le sento proprio mie. E so che sono vere. Ancora una volta mi ritrovo all’inizio, non conta se più avanti o più indietro. L’importante è rendersi conto di dove si è, senza barare, soprattutto con sé stessi. Poi guardare avanti e vedere dove voler arrivare. Il resto è solo corsa e sudore. Sacrificio e piacere. Un passo alla volta, col sole, la pioggia, il freddo, la stanchezza. Quello sparo al via che ti dà la scossa. Ho visto e incontrato tanti amici ieri alla Cariparma Running. Prima, durante e dopo. Tutti con lo stesso sorriso sulle labbra. Francesca che ha il dono della felicità innata. Lorenzo veloce e leggero come quelli veri. Arturo con la sua fida e immancabile macchina fotografica. Andrea con la voglia di provare sempre qualcosa di nuovo per il piacere di farlo. Daniela tenace e testarda, finalmente di nuovo in strada, per essere ancora più forte di prima. Gianni, a sorpresa, di nuovo al via al mio fianco come cinque mesi fa. Davide e Anna, avversari di Lomagna, sempre insieme e più forti di prima. Chiara che vorrebbe fare sempre tutto senza fermarsi mai. Tutti con quel sorriso e la voglia di arrivare. Prima o dopo non conta. E poco dietro c’ero anch’io.

Si ringraziano Podisti.net e Arturo Barbieri per la gentile concessione sull'utilizzo delle fotografie.

Quando ci siamo iscritti ai 31,5 Km della Duchessa pensavo a tutt’altra giornata. Sarebbe stato il primo vero lungo della stagione, l’inizio per la preparazione per i prossimi quarantadue chilometri. Mi ero studiato il percorso, sapevo che avrei dato filo da torcere ai molti che avrebbero provato a starmi davanti. Sognavo quel personale sotto le due ore sui trenta chilometri che fino ad ora sono riuscito a fare, clamorosamente, solo alla Maratona di Milano. Ma dopo un mese forzato di stop le cose sono dovute inevitabilmente cambiare. In griglia mi sono presentato comunque, davanti, come sempre. Ma i giri di percorso, invece di tre sono diventati uno solo, anzi meno. 10 Km per ripartire più forte di prima. Sarebbe stato inutile provare a fare di più, con il rischio poi di farsi di nuovo male. Ma anche solo respirare aria di gara, spillarsi il pettorale, sentire la tensione salire è stato sufficiente. Soprattutto per ricordarmi il perché ero lì. Quando la sveglia è suonata fuori era ancora buio. Freddo. Siamo partiti con le strade deserte mentre il mondo ancora dormiva. Tranne quello dei runners. Un’oretta abbondante di viaggio attraverso la pianura padana, direzione Parma. Con calma prepariamo il rito pre-gara: ritiro pettorale, cambio divisa, consegna delle borse, riscaldamento, griglia di partenza. Quanto mi è mancato tutto questo. La sensazione però è stata strana. Ero lì come sempre, ma già sapevo che non ci sarebbe stata nessuna gara con tutti quelli che avevo attorno. Ero lì solo per me, per scoprire da dover ripartire. Sono rimasto in disparte insieme a Chiara fino al via, poi ho lasciato libere le gambe di andare. Ho cercato di non ripetere l’errore dei giorni scorsi partendo troppo forte. Dopo un centinaio di metri ho visto la bandana gialla di Gianni ed ho accelerato leggermente per raggiungere il loro gruppetto pur non conoscendo la loro velocità di crociera. Dal retro mi sento chiamare e vedo Lorenzo e i suoi cinquanta-chili passarmi con un fulmine, almeno una decina di secondi più veloce di noi. Due parole rapide e poi ho comincio a pensare solo alla mia corsa. Lascio che sia il gruppo a fare il passo e controllo solo gli intermedi. Le gambe sembrano stare bene, solo un piccolo fastidio, decisamente minore rispetto agli altri giorni. Passiamo il primo rettilineo e ci buttiamo nella circonvallazione. Il primo intermedio va bene anche se leggermente forte, 3’ 50”. Vorrei stare sui 4’ almeno fino al quinto chilometro e poi provare a spingere un po’ di più se ne ho ancora. Il cielo è azzurro e limpido e fa caldo. Partire alle 9.30 del mattino forse è un po’ troppo tardi, soprattutto per chi ha in programma trenta lunghissimi chilometri. Gli intermedi successivi sono più clementi, tutti intorno ai 3’ 58”. Direi perfetti. Ogni tanto mi affianco a Gianni e al suo compagno, ogni tanto rimango dietro. In giro non c’è quasi nessuno. Tanto bella la città, quanto triste la cornice di pubblico. E’ piacevole girare tra le vie di una Parma praticamente deserta, assaporare scorci e tranquillità. Peccato che gli spettatori ci siano solo in pochi punti strategici e che non siano quelli delle grandi occasioni. Conto e guardo i cartelli che scandiscono il percorso strutturato su tre giri da 10,5 Km. Cerco i miei, quelli sotto la decina, e mi immagino i chilometri a venire. Mi sento bene nonostante il caldo continui ad aumentare. Al quinto chilometro aumento leggermente il ritmo abbandonando il piccolo gruppetto. L’intertempo dice che sono in vantaggio di quasi trenta secondi sul ritmo dei 4’. Se stessi bene dopo il settimo potrei addirittura pensare di mettere un otto nelle cifre dei minuti. Ci avviciniamo al Parco Ducale, bellissima la cornice tra il verde degli alberi, il piccolo laghetto e la villa d’epoca. Ma me li godo per poco. Comincio a fare più fatica del previsto. Mi accodo ad una coppia che sta tenendo circa il mio ritmo. Loro sul percorso dei trenta. E penso che se fossi stato bene, avrei dovuto tenere comunque la stessa velocità di gara per i miei obiettivi e mi sembra quasi impossibile. Le gambe cominciano a soffrire. Ci incrociamo con i partecipanti alla non-competitiva e comincia ad esserci un po’ di confusione. Subisco qualche piccolo e lieve sali-scendi. Quando ritorniamo sull’asfalto mancano solo due chilometri al mio arrivo. Cerco di mantenere il ritmo. Rientriamo nella cittadella. Si sente subito la differenza di temperatura tra il fresco del parco e il caldo del cemento. Le curve strette che cambiano il passo non sono esattamente quello che volevo, ma ormai so di essere agli sgoccioli. Nell’ultimo chilometro penso solo a mantenere l’andatura costante. So già che il mio obiettivo è raggiunto. Vedo in lontananza il cartello dei 10 Km, il mio traguardo personale. Spingo un po’ di più lungo la salita che lo precede e fermo il cronometro poco prima del ponte al di là della strada, 39’ 40”. Le gambe però non si fermano. Al traguardo mancano ancora cinquecento metri. Calo vistosamente il ritmo, pensando solo a defaticare per qualche minuto prima di fermarmi. Appena entro nel lungo rettilineo che porta all’arrivo tutti gli addetti che incontro mi dicono di portarmi sulla sinistra per il passaggio riservato ai runners dei trenta chilometri, come indicato dal mio pettorale. Io invece mi sposto sulla destra. Non mi inserisco nemmeno nel corridoio destinato ai dieci chilometri e mezzo. Avevo fatto richiesta all’organizzazione di essere inserito tra i partecipanti alla 10 Km all’ultimo momento, ma non ho mai ricevuto risposta. Fuoriesco dal percorso seguendo i non-competitivi. La mia gara finisce qui. Guardo sfilare i partecipanti alla venti e alla trenta chilometri, invidioso. Vorrei essere con loro più di ogni altra cosa. Tolgo due spille dal pettorale e lo lascio cadere, come fanno i ritirati. E’ la prima volta che mi capita. Poi mi porto sul bordo strada appena dopo l’arrivo e aspetto di incontrare qualche faccia conosciuta. Per primi passano Davide e Anna che saluto con un cenno, poi arriva anche Daniela con passo sicuro e veloce. La incito, lei che ne ha bisogno più di chiunque altro. Poi in lontananza arriva Chiara. La affianco e le faccio compagnia per qualche minuto, al suo passo. Due parole veloci per poi ritornare verso la partenza. Ma riparto quasi subito quando mi sento chiamare da Andrea. Come prima, lo accompagno per qualche centinaio di metri. Cerco qualcun altro in corsa, ma non riconosco più nessuno. Mentre cammino verso il gonfiabile ripenso alla mia gara. Ho fatto quello che volevo e l’ho fatto come dovevo. E’ ancora presto per programmare i prossimi mesi, ma l’importante è aver capito che manca poco. So dove voglio arrivare, restava solo da capire da dove partire.