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Stroller si o stroller no?

E’ di questi giorni la notizia, diffusa sui social, della squalifica da parte della FIDAL, di un runner partecipante alla Mezza Maratona di Cagliari, CRAI Cagliari Respira, perché corsa spingendo uno stroller (un passeggino da running) con a bordo la propria figlia. Probabilmente non sono stato né il primo né l’unico a partecipare a gare (amatoriali e non) spingendo un passeggino da corsa. Ma sicuramente sono stato uno dei primi che ne ha parlato e diffuso in Italia l’utilizzo e la conoscenza. Per questo mi sento di dover dire la mia.

Stroller si o stroller no?Certo, anche i puristi della corsa avranno subito da dire la loro. Contro. Ma hanno sempre avuto da dire, contro il trail, contro chi corre a piedi scalzi, contro chi corre all’indietro, contro chi corre travestito. Contro tutto ciò che non è puro. Ho recentemente letto un articolo su Gary Fanelli (che tra l’altro sarà pubblicato domenica 10 dicembre sulle pagine di Runnersworld.it) che negli anni ’80 aveva iniziato a correre travestito da Blues Brother. Un atleta di livello, uno da 2h 14' in maratona, che aveva deciso di correre in maniera diversa, per comunicare qualcosa di diverso, per divertire, per divertirsi. E proprio questa è forse la parola chiave che può far capire, anche al più ottuso dei puristi, perché essere diversi.

Non avrei mai pensato di correre spingendo un passeggino fino a quando non mi sono ritrovato ad essere padre. E anche grazie all’opportunità (di provare il loro stroller) regalatami dalla Thule, ne ho subito approfittato, non appena Tommaso ha raggiunto l’età (a dire il vero anche qualche mese prima) per poterci salire. Perché? E’ la domanda che molti si faranno. Perché quando ami qualcuno semplicemente vuoi fare con lui (con loro) tutto quello che ti piace. Correre e vedere tuo figlio contento di essere insieme a te a farlo è la cosa più bella del mondo. 

A qualcuno potrebbe sembrare egoista. Vero. Ma ci avete visti correre insieme? Se mai un giorno dovesse lamentarsi o non volerlo fare, non ci sarebbe problema. Scenderebbe, come tutti i giorni scende dal suo passeggino normale, quando giriamo per la città e preferisce camminare o stare in braccio. Anzi, ormai è raro che lo si veda lì seduto. La stessa cosa però non succede quando sale sul passeggino da corsa. Perché? Semplicemente perché gli piace. 

In realtà sono due le reazioni che ho riscontrato. Divertimento, soprattutto da quando è diventato più grande ed ha cominciato a reagire alle situazioni ed al comportamento degli altri (non a caso ogni volta che vede qualcuno correre batte le mani - si, lo so, forse sto creando un mostro). Rilassamento, quando è più stanco e si addormenta beato anche se le ruote del passeggino girano sotto i 4’ al chilometro. 

La FIDAL e la squalifica

Ma torniamo a parlare del vero problema da cui è nato questo articolo. Luca Mattevelli, squalificato dalla FIDAL, perché arrivato al traguardo spingendo uno stroller. Questo il suo post su Facebook: "Domenica ho corso CRAI Cagliari Respira - Mezza Maratona Cagliari, bellissima gara, ottimo percorso e bravissimi gli organizzatori! Pessima la FIDAL, che appena dopo aver tagliato il traguardo mi ha squalificato mostrandomi il Cartellino Rosso, perchè ho avuto la "colpa" di correre spingendo la mia cucciolina. Non ho parole, questo è il modo in cui la Federazione Italiana di Atletica Leggera promuove lo sport nel nostro paese. E' ora di cambiare qualcosa e di "svecchiare" dei regolamenti a dir poco assurdi, ghettizzanti ed offensivi...”.

La prima cosa che ho fatto questa mattina prima di iniziare a scrivere è stata consultare il regolamento della Federazione Italiana di Atletica Leggera, cartaceo e on-line, per capire se ci fosse una normativa che parlasse degli stroller, o quantomeno un articolo che citasse la sicurezza degli atleti in gara e che potesse essere riconducibile ai fatti di domenica (si parla sol di comportamenti che possono creare problemi di sicurezza). Ma al momento non ho trovato nulla a riguardo. Ma suppongo che se la FIDAL ha compiuto un atto del genere una giustificazioni ci sia... quale, al momento, non si sa. 

In gara con lo stroller

Di mio posso solo portare la mia personale testimonianza. Fino ad oggi, al di là degli allenamenti corsi sul Naviglio o lungo i viali del Parco di Monza, con il mio Thule Glide (e Thule Chariot) ho partecipato ufficialmente a quattro manifestazioni: due edizioni consecutive della DeeJay Ten (qui la prima e qui la seconda), una dieci chilometri non competitiva alla Scarpa d’Oro di Vigevano e una dieci chilometri competitiva (FIDAL) alla Lierac Beauty Run lo scorso giugno. Per quel che riguarda le manifestazioni amatoriali problemi non ce ne possono essere. Sono corse aperte a tutti, compresi bambini e mamme con passeggini al seguito ed è ormai consuetudine vederne sempre di più, soprattutto nelle retrovie. Solitamente chi correre col passeggino lo fa ad un passo lento, posizionato in coda al gruppo, lontano da pericoli per sé, per il bambino e per gli altri concorrenti. Ma così non è stato, per me, nelle occasioni in cui mi sono ritrovato a spingere il nostro stroller.

Alla prima esperienza, lo scorso autunno, alla DeeJay Ten di Milano ho cercato di capire cosa volesse dire essere in gara. Sono partito all’interno del gruppo ed ho faticato parecchio prima di riuscire ad iniziare a correre veramente per il gran numero di persone presenti. Cosa comune a molti altri runner, ma che non avevano con sé l’ingombrante presenza del passeggino. La stessa cosa mi è ricapitata alla Scarpa d’Oro, dove volutamente non mi sono posizionato tra i primi, per non ostacolarli. Anche in quell’occasione i primi chilometri sono stati difficili da correre e stressanti per i continui superamenti. Ma con le prime due esperienze ho imparato cosa volesse dire correre in mezzo ad una folla, quali fossero le reazioni del passeggino e soprattutto quelle di Tommaso. Diversamente invece è andata all’esordio in una competitiva.

Perché una competitiva? Perché volevo mettermi alla prova dopo una primavera in netta crescita di forma e finalmente per provare a correre davvero spingendo uno stroller. La prima cosa che ho fatto è stata contattare gli organizzatori per capire se ci fossero problematiche di percorso e se mi avrebbero concesso di partecipare. Anche perché la mia richiesta, diversamente dalle altre occasioni, è stata di partire nelle prime file. Avrei voluto spingere al massimo fin da subito e ritrovarsi in coda al gruppo mi avrebbe dato le stesse problematiche avute in precedenza. La seconda cosa che ho fatto è stata quella di compilare la liberatoria che ha esentato l’organizzazione dalla responsabilità legate a Tommaso. Mi è sembrato giusto. E così ho potuto correre la mia prima vera gara (e unica fino ad ora), arrivando undicesimo assoluto in trentanove minuti, spingendo al massimo dal primo all’ultimo metro. E proprio in questa occasione Tommaso si è divertito come non mai, urlando e battendo le mani al pubblico e facendomi emozionare più di ogni altra cosa. 


Alcuni momenti con Tommaso alla Lierac Beauty Run: i primi chilometri, il passaggio in Duomo e l'arrivo sulla pista dell'Arena Civica (grazie ad Antonio Capasso per la foto). 

Calum Neff e il Guinnes World Record

Che correre in gara non sia una cosa fuori dal mondo, lo testimoniano le numerose gare presenti nei paesi del nord-europei (Olanda, Germania, Belgio, Danimarca, Francia, Svezia, Finlandia, Norvegia) e la loro abitudine (soprattutto delle mamme) a correre spingendo un passeggino (o andando in bici trainandolo). E basta correre per Central Park a New York, per accorgersi di quanto fuori dall’Italia, quest’attività sia più che diffusa. 

Proprio di quest'anno è l’avventura-record di una mamma che ha stabilito un nuovo primato, portando a termine la Missoula Marathon spingendo uno stroller con a bordo i suoi tre bambini. Per non parlare del più rappresentativo di tutti gli stroller-runner mondiali, Calum Neff. Ultramaratoneta canadese che da qualche anno detiene i record mondiali (registrati!) su maratona (2h 31’ 21” a Toronto) e mezza maratona (1h 11’ 27” a Katy, in Texas). Se i regolamenti non concedessero la possibilità di correre in gara con un passeggino, come sarebbe stato possibile per lui affermarsi a livello mondiale?

In Italia esiste una sola corsa dedicata ai mamma/papà strolleristi. E’ la BabyRun, gara di (soli) due chilometri che si corre a Torino. Manifestazione che lo scorso anno ha raccolto seicento iscritti e che si è corsa nel primo week-end di giugno. Evidentemente non è poi così strano divertirsi insieme al proprio figlio.

Problematiche

E’ chiaro che correre con un passeggino non è una cosa semplice. Si deve pensare alla propria incolumità, a quella del bambino e anche a quella degli altri partecipanti. Ritrovarsi le griglie piene di partecipanti con uno stroller è una situazione sicuramente particolare, da saper gestire, da non improvvisare (anche se secondo il mio punto di vista, soprattutto nei trail, sono molto più pericolosi quelli che corrono con le cuffie alle orecchie in gara). Ma è anche vero che il mondo del running sta cambiando e anche le sue regole devono rimanere al passo con i tempi. Se per noi atleti amatori/agonisti la prima cosa è divertirsi, deve essere sempre comunque fatto nel rispetto delle regole e nel rispetto degli altri. Se Luca ha corsa la sua Cagliari Respira nel rispetto del regolamento, senza recare danni o creare problemi a nessuno, perché squalificarlo (in caso contrario, perché lasciarlo partire?)?

Rimane aperta la questione, puramente etica, del correre insieme ai propri figli. Egoismo? Costrizione? Esibizionismo? Questi però sono argomenti che esulano da squalifiche e regolamenti, puramente legati al proprio modo di essere, al proprio pensiero. Per me, per noi, la corsa è divertimento. Finché lo sarà anche per Tommaso, ogni tanto diventerà anche lui protagonista oltre che spettatore (se potrà). Anche perché prima o poi arriverà anche il momento in cui inizierà a correre con le sue gambe...